giovedì 26 ottobre 2017

La colpevolizzazione del lavoratore.

Scusatemi, ma se c'è un atteggiamento che mi fa uscire dai gangheri è l'incoerenza. E' un trentennio (ad occhio e croce, da quando è caduto il Muro di Berlino) che il neoliberismo , senza alcun obiezione, ci parla della virtuosità del libero mercato, della provvidenza che ci è offerta dallo stesso e della bontà sovrannaturale della legge della domanda e dell'offerta con le sue manine prodigiose (aduse ovviamente ad accarezzare i ricchi e a menare i poveri....ma non lo si dica in giro).
Sia chiaro io non la penso affatto così, ma quando leggo articoli di questo genere mi viene l'orticaria: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/24/a-questo-annuncio-non-risponde-nessuno-dove-sono-finiti-tutti-i-disocc/35946/.
Orbene, ordunque.
Si offre un posto di lavoro. A detta di chi lo offre, di tutto rispetto. Nessuno risponde. Se si seguisse la logica degli idolatri del libero mercato, pur in tempi di obnubilamento totale della stessa, ci sarebbe solo una risposta: l'offerta di lavoro non è abbastanza appetibile o perché lo stipendio è troppo basso o perché le condizioni di lavoro non sono sufficientemente favorevoli. Non ci sarebbe nulla da scandalizzarsi.
Se si seguisse sempre la logica, ma sappiamo che non è più di moda, la soluzione a questo problema è semplice: si dovrà aumentare lo stipendio o si dovrà operare a un miglioramento delle condizioni di lavoro per attirare la manodopera riottosa.
Evidentemente oggi non funziona più così.
Il neoliberismo, diciamocelo tra di noi, ha una notevole predisposizione per la schiavitù.
Il lavoratore, nell'ottica degli amanti della nuova religione, ha una tabe che dovrebbe essere combattuta: l'aspirazione a uno stipendio dignitoso e a condizioni di lavoro rispettose per la propria esistenza.
Il lavoratore non accetta condizioni di lavoro percepite (?) come sfavorevoli?
La risposta è semplice: trasformiamo il potenziale lavoratore in un indolente, un posapiano, un tipino che rifiuta un lavoro che, guarda caso, gli extracomunitari accettano leccandosi i baffi, un pezzo di cacca che non sa quel che perde.
Osservate il cipiglio di quelli che, dall'alto dello scranno della loro posizione di privilegio, si permettono di cazziare la classe lavoratrice e preparatevi allo sputo.
Nessun rispetto, mi raccomando: non si meritano altro. Oggi, per un miracolo di cui è difficile capire la ragione, sappiatelo, si aspettano degli applausi. Da parte dei carnefici, ma anche dalle vittime.


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