venerdì 16 dicembre 2016

Quando si scontrano gli atei poco devoti e le Fedeli, muoiono sia la ragionevolezza sia i congiuntivi.

Eh, va be'! Perdoniamo pure la scivolata della neoministra Valeria Fedeli che ha corretto fuori tempo massimo il suo titolo da laureata in diplomata per adeguarsi alla realtà “de facto”.
La perdoniamo ancora di più perché gli attacchi alla Fedeli sono scatenati da uno dei personaggi più inquietanti del cattolicesimo italiano, quell'Adinolfi che ha fatto bere a molti stimabili cattolici ( ahimè, anche il Papa si è espresso dando consistenza corporea a un mero fantasma ideologico) fòle incredibili , ad esempio,  che nelle scuole si volesse introdurre il “gender”, pratica che , nell'immaginario un po' perverso di chi frequenta quel mondo, si concretizzava nel rossetto sparso a larghe falde sulle labbra dei pulzelli e in rosee mutandine di pizzo sui genitali dei maschietti dell'infanzia, per non parlare dei manuali di masturbazione e dell'armamentario da Sexy Shop a disposizione delle maestre disinibite, invece di qualche dispensa montessoriana di prammatica.


Ecco, sì , la perdoniamo, ma , per cortesia, Valeria Fedeli  mandi subito una letteruccia al Corriere della Sera che pubblica questo stralcio di quello che sembra essere una sua dichiarazione:

Tralasciamo il fatto che diploma di laurea e laurea sono pressoché la stessa cosa, almeno nel vecchio ordinamento, e che il ragionamento risulta dunque un po' zoppicante ( non c'è verso: diploma rimanda alle scuole superiori, laurea, sia nella versione di laurea da sola sia di diploma di laurea rimanda all'Università), vorremmo soffermarci sull'ardita protasi dell'ipotetica. 
Sappiamo che l'Accademia della Crusca non sta piangendo lacrime amare per la morte del congiuntivo, ma, pur pietosi nei confronti della decretata eutanasia di quel modo gentile e vagamente scettico, molti di noi, che non son puristi, non sopportano che la sua esecuzione avvenga ex abrupto con la ghigliottina sulla pubblica piazza, sulle pagine del più illustre giornale italiano, con copioso spargimento di sangue e cervelletto per ogni dove. 
Anche se non le richiederemo patenti di studio, pretendiamo dal neo Ministro dell' Istruzione e dell'Università almeno il rispetto della lingua del Sì, lingua che qualche volta, come si è visto recentemente, sa dire anche qualche sonoro NO, quando sente minacciata la sua eleganza o la sua storia. 
Ultimamente le direttive del MIUR erano abbondantemente inquinate da un inglese d'accatto, da costruzioni linguistiche volte spesso a nascondere il nulla sostanziale; Valeria Fedeli riporti almeno un po' d'ordine ( e si faccia consigliare da chi ne sa più di lei in merito) nello sfracello evidente della lingua di Dante operata dai suoi predecessori. 
E' un lavoraccio,ce ne rendiamo conto, ma , se provvedesse anche solo in parte a un minimo di ecologia della lingua, avrebbe fatto molto. Io, nonostante lo scetticismo generale, attendo fiducioso le sue prime mosse. Non le manca, data la sua formazione, né la concretezza, né la sintesi. Vedremo.
arz62  

mercoledì 14 dicembre 2016

Ministri con portafoglio, ma senza dignità ( in partenza). Sui Ministri non laureati.

Be', il tarlo mi rode. Come mai non si trova un umilissimo laureato disposto a metterci la faccia per vestire gli abiti tutt'altro che modesti di Ministro delle Repubblica? Lorenzin e Fedeli non sono state, prima della loro elezione, di certo delle Star, l'una nell'ambito della Sanità e l'altra per l'Istruzione e l'Università, o sbaglio?
Non c'è qualcosa di malato di uno Stato che non riesce ad attirare non dico le menti eccelse, ma funzionari di una certa esperienza per occuparsi di alcuni ambiti della vita sociale che rivestono un'importanza capitale per l'umile cittadino?
Passati alla brace un Berlinguer , un De Mauro e ultima la Giannini, è possibile che neanche un rettorino di una qualche sede universitaria disagiata si presenti, anche con uno striminzito titolo e quattro pubblicanzioncelle, per cercare di dipanare almeno un poco lo gliuommero della cosiddetta Buona scuola?
La mia ipotesi è semplice e forse ingenua: un paese in veloce decomposizione non è in grado di attrarre nessuno di autorevole, anche offrendo prebende, un lauto stipendio e il prestigio dell'incarico ministeriale. 
Si deve passare alla seconda fila ( magari gente cazzutissima, sia chiaro, ma...)

Chi si prestasse al gioco, dall'alto di una qualche posizione intellettuale conquistata a fatica,  sa che, dopo l'Apocalisse prossima ventura, ne avrebbe solo disdoro professionale e umano. 
Privato dell'incarico e della scorta, si troverebbe a tiro di sputo dall'ultimo degli ultimi. 
Teniamoci dunque una Lorenzin , diplomata al Liceo Classico, e una Fedeli,  un'assistente sociale diplomata (ora si laureano, però...)
Come vedete, sono ottimista più del solito ;-)
arz62


sabato 10 dicembre 2016

Vademecum semiserio per gli allievi delle Scuole Medie

Vademecum semiserio per gli allievi delle Scuole medie inferiori che si apprestano al grande salto nel Mondo dei Superi
redatto
da Arz , disegnatore e umorista , che , nel contempo, è docente “infero” , raffreddato (ma non in malattia) e, va detto, di pessimo umore.


Giovani gabbianelle e gabbianelli che vi appressate al grande salto, al volo nell'aria tersa degli Studi superiori, vi auguro ogni bene.

Respirare (o semplicemente, desiderare di respirare) a pieni polmoni l'ossigeno della Cultura, dopo aver sopportato l'olezzo del compagno che non solo non conosce l'uso del sapone e di prodotti consimili atti alla pulizia quotidiana, ma che, dopo un triennio di penosi esercizi di ortografia, incontra ancora qualche difficoltà nello stabilire l'esatta trascrizione della parola “igiene” , è, di fatto, un'esperienza paragonabile a quella del naufrago, che dopo vent'anni di solitudine su un'isola deserta, vede stagliarsi all'orizzonte , nella bruma mattutina, l'albero maestro del poderoso bastimento che lo riporterà alla Civiltà e al Mondo libero: i polmoni si riempiono all'inverosimile e l'ossigeno, insufflato fino agli imi bronchi, può dare alla testa.
Tutti pensano che le Scuole Medie costituiscano il momento più basso della Civiltà, del Buongusto e dell'Intelligenza, e che siano un triste Medioevo dell'età dell'Uomo, dopo la fulgente Età dell'Oro dell'infanzia e la corroborante e previrile Età del Ferro dell'adolescenza.
Da insegnante di lunga esperienza, vorrei disilludervi. Come il Medioevo vide brillare , ed è solo un esempio, la civiltà Comunale e assistette alla nascita di spiriti per nulla oscuri e privi di grandezza, la Scuola Media, tanto vituperata, vi ha formato più di quanto voi possiate pensare, pur nel caos delle relazioni con voi stessi, con il vostro corpo, con i compagnucci “machi”, esperti nel pugno a sorpresa e nello schiaffo sul collo, con le adorabili e, nel contempo, odiate compagnucce e, non da ultimo, con quelle figure destinate a diventare più frequentemente fantasmi ( “Come diavolo mai si chiamava il mio insegnante di ******* delle Medie?”) e, solo raramente, per vostra fortuna, incubi nei vostri pensieri e nei vostri sogni di adulti: i professori delle Medie.
La “cartina di tornasole” che mi permette di affermare tutto questo è la semplice e verificabilissima constatazione che ogni adulto rimuove (….e chi vuole approfondire il tema si ripassi Freud) l'esperienza delle scuole medie e ne ha un ricordo flebile e distorto.
Chiedete pure ai vostri genitori di come si comportassero alle scuole medie: ne avrete un quadro dadaista e irreale di giovani ubbidienti al comando di autorevoli docenti (in genere, aggiungono la formula: “ ...E non volava una mosca!”) , di comportamenti studenteschi oxfordiani e di un impegno indefesso nello studio e nel lavoro da piccoli Stachanov del Dovere (se non sapete chi sia Stachanov, andate a vedere su Wikipedia, ma so che non lo farete, perché sono un insegnante delle Medie che ben conosce i propri polli...).
Non ci vuole Freud per capire che hanno dimenticato tutto (e neanche Freud siete andati a vedere chi è, vero?). E ben volentieri. Sappiate che erano come voi: caotici, confusi, timidi, maneschi, terrorizzati dal voto e dalla matematica, illogici nell'analisi logica e logici nell'offesa sistematica del compagno, pessimi temperatori di matite durante l'assolvimento delle forche caudine delle tavole di Tecnologia, dispersori di vernici, tempere, guazze di ogni genere durante le ore di Arte, adusi al masticamento professionale delle cicche e allo scaccolamento compulsivo volontario e involontario, e chi più ne ha più ne metta.

Vivendo ancora di sostanza reale e non di solo spirito, sotto la potente azione dei medicinali atti a debellare il raffreddore e la raucedine che mi ha colpito questa settimana, mi sento di fornirvi qualche modesto consiglio nel passaggio periglioso tra gli ordini di scuola, che, come ben sappiamo, costituisce ormai l'unico pallido rito di iniziazione nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza che incute qualche leggero brivido nelle vostre anime.

1- La precisione non è un “optional”.
Scrivere “1639” invece di “1936” non è la stessa cosa. I professori delle Superiori si irritano: conoscono bene o benino la Storia del Novecento, ma il Seicento è un buco nero della loro preparazione culturale. A malapena sanno che in quel periodo c'è stata la Guerra dei Trent'anni (che si suddivide in fasi di difficile memorizzazione, chi dice quattro, chi dice cinque...). Ecco , se scrivete 1936 li farete felici: è la data della proclamazione dell'Impero dell'Africa Orientale. Vittorio Emanuele III diventa “Imperatore di Etiopia”. Poi , il professore vi attaccherà la solita solfa delle sanzioni che la Società delle Nazioni imporrà all'Italia.
Ovviamente l'unica notizia storica per voi dotata di qualche interesse e che vi rimarrà appiccicata in testa in merito al 1936 sarà la presentazione della Fiat 500, ma poco importa. Invertire i numeri è divertente, ma se lo fate sul vostro cellulare non vi porta da nessuna parte...Vero?

2-Rispettate i margini e andate a capo dividendo le parole in sillabe.
I professori delle superiori partono dal presupposto che voi non sappiate dividere le parole in sillabe. E voi sapete che hanno ragione. Alla Primaria solo qualche maestra talebana insiste nella divisione in sillabe e poi voi, non è vero?, siete convinti che la divisione in sillabe sia un compito del programma di videoscrittura, non vostro! La scuola, però, vive tra tradizione e innovazione, ma , come scoprirete presto, gli insegnanti “tradizionali” e quelli “ innovativi” sono sparsi nella scuola come i capperi : un po' qui e un po' là. ( La battuta sui capperi la riprenderò più in là: memorizzatela. Non lo farete, lo so, perché sono un insegnante della Scuola media che ben conosce i propri polli...)
Nelle Scuole Superiori, vi potrà capitare un insegnante maniaco dei margini, della divisione delle sillabe e che si permetterà, maledetto!, di criticare il fatto che voi scriviate ancora in stampato maiuscolo. E' inutile protestare: scaverà con la penna rossa tutti i vostri errori e vi locupleterà di voti bassissimi per le vostre manchevolezze formali. Non mancherà di farvi il tedioso discorsetto che la forma è il vestito con cui vi presentate al prossimo. E che le patacche di pomodoro sulla camicia bianca saranno sì pittoresche, ma mal si adattano alle cerimonie: battesimi, sposalizi e, exemplum maximum et ultimum, ai colloqui di lavoro.

3- Prestate maggiore attenzione alla punteggiatura.
Abbiamo appena parlato di capperi, vi ricordate? Ecco la punteggiatura da molti viene utilizzata come la guarnitura della pizza: dopo aver amorevolmente steso il velo di pomodoro e cosparso il sale, l'olio e la mozzarella in modo omogeneo sulla pasta ben distesa sulla teglia (...altrimenti la sorellina incomincerà a piangere per non aver avuto l'esatta percentuale di mozzarella sulla sua fetta), per chi li ama, c'è il rito dell'aspersione del cappero. Il pizzaiolo della domenica prende in mano un quantitativo congruo di capperi e li sparge giocoforza in modo iniquo sulla superficie ormai marezzata della pasta della pizza. Solo qualche paziente psichiatrico li disporrebbe a “quinconze” come una piantagione di betulle (non sapete che cosa significa “quinconze”? Se non andrete a vedere sulla Treccani on line meritate di rimanere alle Scuole Medie!)
Purtroppo, la punteggiatura ha molte regole, ma non tutte sono ferree. E il professore delle Superiori vi dimostrerà che le vostre regole non solo non sono ferree , sono di burro e vi impiccherà (metaforicamente, naturalmente) davanti alla classe per una virgola fuori posto. Lo odierete, ma ricordatevi che lui è il pizzaiolo e voi siete solo gli addetti alla lievitatura della pasta delle pizza.

4- Memorizzate le informazioni.
Gli occhi indulgenti delle maestre e dei professori delle Medie (questi ultimi sono meno indulgenti, ma ci vedono sicuramente meno, hanno in media più di 50 anni!) vi hanno spesso perdonato qualche buco nero che è apparso qua e là nella vostra memoria. In Storia, come ben sapete, ci sono una marea di nomi strani, e molti personaggi storici, ohibò, oltre ai nomi hanno anche degli orribili cognomi. Se sono francesi, c'è la questione degli accenti, se sono tedeschi non sapete dove ficcare le “kappa” e le “acca”, non parliamo dei russi perché c'è da perdere la testa.
Nel mondo degli Inferi molto vi viene perdonato, avendo voi peccato molto. Ma ricordatevi che scrivere che l'inventore del telefono è Antonio o Alexander è un po' troppo generico anche per il più compassionevole dei docenti! Insomma, nelle scuole dei Superi dovrete memorizzare sia il nome sia il cognome, e, uscendo dal campo delle materie umanistiche, saper che il DNA si può definire anche acido desossiribonucleico o deossiribonucleico non è un aspetto indifferente per valutare la vostra preparazione, anche se vi si attrociglia la lingua se lo pronunciate o si contorce la “Bic” mentre lo scrivete.
Non c'è niente da fare: lo dovete ricordare! E niente trucchi! (leggi il consiglio successivo).

5- Non copiate.
Da quando c'è la scuola, c'è l'allievo che cerca la via più breve. E copiare è certamente la via più breve per prendere 10 o per prendere 3. E' una via pericolosissima, perché vi dovrete spesso confrontare con quella categoria di docenti che sono stati anche loro maghi della copiatura prima di scoprire che non copiare è assai meno stressante e pericoloso. Se costoro vi colgono con le mani nella marmellata, sarete perduti (...e non scherzo).
C'è un motivo: non hanno mai perdonato loro stessi di aver barato e si vendicheranno su di voi in modo inflessibile. E' il loro modo di lavarsi le mani dal loro passato inconfessabile.
Copiare significa, poi, vivere nella costante paura che il docente vi scopra: sapete benissimo di farla sporca nei vostri confronti (...rimarrete asinelli) , nei confronti dei vostri genitori ( ….che credono nelle vostre possibilità di ragazzi svegli e non di diligenti amanuensi) e, ma questo vi importa meno, nei confronti dei vostri professori (che in cuor loro vagheggiano un mondo dove ancora domini il “fair play”, la correttezza e simili fòle che ormai si bevono solo i poveri illusi che non hanno ancora capito il senso di questo atomo oscuro del male che è il Mondo!)
Qualche volta la farete franca, ma, prima o poi , è una certezza, incorrerete nel più temibile dei docenti “anticopiatura” : il professore filologo. Il professore filologo è un esperto degli errori nei codici manoscritti: per risalire al codice capostipite, egli riesce a ricostruire attraverso la comparazione dei codici come l'errore si è diffuso, disegnando così l'albero genealogico del testo oggetto del suo studio.
Ricordatevi che, spesso, quando copiate da un compagno, state copiando un'informazione sbagliata (anche se il compagno di riferimento è fidedegno) .
Due informazioni, tre informazioni sbagliate che si diffondono nei compiti in classe metteranno in allerta il professore filologo che, con la bava alla bocca, riuscirà a trovare non solo chi ha introdotto l'errore, ma anche coloro che lo hanno riprodotto (vulgo: copiato) più o meno fedelmente nei propri elaborati.
Non parlo, infine, di quelli di voi che copiano le ricerche da Internet. Potranno cavarsela solo se si troveranno davanti ad un docente analfabeta informatico. Ce ne sono ancora, sia chiaro, ma sono in via di estinzione e vivono in riserve protette dove le LIM sono bandite e utilizzate come bersagli per le freccette e i computer funzionano a manovella.

6-Curate il linguaggio.
So di andare controcorrente (e di contravvenire io stesso al consiglio dato in questo mio decalogo, che è scritto un po' alla garibaldina....): la lingua con cui vi presentate è importante. Per spiegarvi meglio il concetto parto da una situazione verosimile: vedete da lontano in un locale una ragazza bellissima (per le ragazze: un ragazzo bellissimo) che ha un corpo slanciato e un sorriso impeccabile. Vi avvicinate e vi accorgete che sta parlando con un vostro amico, il che rende l'occasione di fare amicizia con lei più facile.
Siete un po' titubanti: è troppo bella per voi, ha un incarnato incantevole e labbra sensuali (Basta! Sto scrivendo per i ragazzi delle Medie!).
Vi presentate, impostando la voce come un agente dei Servizi Segreti e mostrando una dentatura da pubblicità: “Sono X, frequento l'ultimo anno della Scuola Media Y. L'anno prossimo vorrei iscrivermi al ******. Forse l'anno prossimo potremmo essere nella stessa classe!”.
E la ragazza, con voce da basso tuba, vi si rivolge prima con una mezza bestemmia, poi con un “praticamente”, poi con tre o quattro menzioni di parti anatomiche del corpo intermedio, e così via in un crescendo di volgarità e noncuranza linguistica.
Il vostro sorriso si smorza, poi dopo il “Ciao, ci sentiamo!” di circostanza, vedrete quel corpo perfettissimo della ormai ex ragazza dei vostri sogni decomporsi lentamente e prendere le sembianze della mummia peggio conservata del Museo Egizio di Torino.
Ecco: la vostra lingua siete voi, parla di voi e per voi. Se la vostra lingua sarà sciatta, sembrerete sciatti, se la vostra lingua sarà elegante e ricca, anche se avete le pezze, e non per moda, sui vostri jeans, sembrerete eleganti come uno studente di Oxford o di Cambridge.

7-Siate voi.
Da un ventennio a questa parte siete stati bombardati da film e telefilm che parlano di rospetti senz'arte né parte, che grazie alla propria volontà e al consolidarsi della consapevolezza delle proprie forze, sono in grado, malgrado l'opposizione ostile della natura matrigna, di superare ogni ostacolo, ogni difficoltà.
Sapete, da questo bombardamento mediatico, quanto sia importante la cosiddetta “autostima”.
Stimatevi, ragazzi, va bene, ma non sovrastimatevi. Ci sarà sempre qualcuno migliore di voi ed inutile che lo chiamiate “secchione” o “lecchino”.
Lo sapete: ci sa fare, ha più conoscenze di voi, ottiene con il minimo sforzo quello che a voi costa un'enorme fatica.
E' fastidioso avere qualcuno che ci batte regolarmente. La tendenza (tutta italiana, ahimè, e particolarmente riscontrabile nelle scuole medie) è quella di considerare chi è bravo o un cretino o un rompiscatole.
Peccato che nel mondo del lavoro chi è migliore abitualmente sia pagato meglio di noi, abbia incarichi più prestigiosi e, onta tra le onte, appartenga a quella categoria di persone che danno gli ordini agli altri, ossia a quelli che a scuola erano, se non i peggiori, i mediocri.
Nessuno vi deve chiedere di essere per forza dei geni: siete quello che siete. Riconoscere, però, che gli altri possano far meglio di voi è uno dei segni più evidenti del raggiungimento della maturità (ma sappiate che anche gli adulti, in merito a questa spinosissima questione, si trovano spesso in enorme difficoltà).
Fuor di metafora: nella Scuola superiore, battetevi con tutte le forze per ottenere il sei in tutte le discipline. Poi , se avete qualche capacità in più, lavorate per avere voti più alti dove sapete di eccellere. E' poi sempre meglio confrontarsi con i migliori: è più difficile, frustrante, ma dà in media risultati migliori. Vincere “facile” con i peggiori non ci rende per nulla più bravi, ma solo mediocri e qualche volta pessimi, anche se illusoriamente l' “autostima” cresce. E' un' “autostima” farlocca e destinata a sbriciolarsi velocemente. E' come picchiare una persona palesemente più debole: al momento vi fa sentire forti, ma nella realtà capite subito di essere solo dei vigliacchi e di gran lunga più deboli di chi avete aggredito.

8-Osservate i vostri errori.
E' un po' il corollario del consiglio precedente. Se si pensa di essere perfetti, difficilmente ci si accorge dei propri errori.
La scuola dovrebbe insegnarci che sbagliamo e che l'errore dovrebbe servire per migliorare.
A scuola si deve sbagliare e l'errore non è un'onta da nascondere col “bianchetto”.
A forza di “autostima”, indotta a forza (e, sia chiaro, in buona fede) da nonni e genitori, è abbastanza penoso ammettere un errore.
Vedo sempre più frequentemente che per molti di voi l'errore non deve proprio esistere: se scrivete “Roma” per “Toma”, non è dovuto semplicemente al fatto che non avete letto bene la consegna: la colpa è del tempo e della fretta.
Se scrivo “scentifico” senza la “i” , la colpa è della distrazione, entità astratta che non vive nel vostro corpo e che interviene dall'alto come una mosca fastidiosa solo per farci sbagliare. Se sbagliate a svolgere l'esercizio, spesso è l'esempio che è stato fornito che è poco chiaro, altrimenti, e sareste disposti a giurarlo sulla testa di mamma, avreste svolto il tutto in modo encomiabile.
Siamo sinceri: pochissimi di voi , dopo aver ricevuto dal docente la verifica corretta, guardano gli errori commessi! ( Il voto sì, il punteggio altrettanto, ma gli errori?)
La prima vostra reazione “naturale” è quella di confrontarli con le verifiche dei compagni.
Per voi è “naturale”, ma, a me, quello che conosce bene i propri polli, appare un po' “patologica”: dovete verificare SUBITO che l'errore che vi è stato segnato sia stato indicato anche agli altri, altrimenti il vostro NON sarà un errore.
La colpa sarà, dunque, del docente distratto ( e, ammettiamolo pure, qualche volta succede, ma non è questo il punto...) o peggio del docente che ha delle evidenti preferenze: vi martirizza con il suo odioso frego rosso, mentre grazia il vostro compagno non si sa perché.
E' evidente che il professore fa parte del Grande Complotto contro gli Studenti Intelligenti, ma distratti: non potendo conquistare il Mondo si accontenta di vessarli.
Alla rincorsa di un'autostima a tutti i costi, ci siamo dimenticati dei piccoli fallimenti che tutti noi, ragazzo o adulto che sia, dovremmo sperimentare.
Si sta pericolosamente perdendo la percezione dell'esistenza di un confine tra il funesto delirio di onnipotenza e la legittima autostima, temperata, però, da una realistica valutazione delle possibilità di ogni individuo. Ma forse mi sbaglio ;-)

9- Siate vicini a chi è in difficoltà. La meritocrazia è una bella cosa: i migliori è giusto che siano premiati. Ci si dimentica, però, che i vincenti sono pochi e coloro che non ce la fanno sono molti. E tra questi molti , e capita, potremmo esserci noi.
Non ridete, come avete fatto spesso alle Medie, dunque, di chi annaspa, di chi sbaglia a ripetizione, di chi ha cinque cartucce e le ha consumate tutte sparando ai barattoli, mentre si avvicinano dei Gringos che vogliono fargli la pelle e ora possono solo fare “Bum” con la bocca.
Per aiutare chi è in difficoltà dovrete essere preparati e aver fatto quello che vi spetta. Non aiuterete il vostro compagno passandogli il compito via Whatsapp: è come fornire pesce marcio agli affamati e non è un'opera di carità, ve lo assicuro, se non per il gastroenterologo che si occuperà del caso quando chiederà la parcella.
Lo aiuterete solo spiegandogli in modo chiaro e preciso l'argomento che voi avete assimilato benissimo in modo che a fronte di un' equazione difficilotta il meschino non sia colto da una crisi di panico.
Svolgete i compiti insieme, badando di non sporcare di Nutella il foglio a quadretti.

10- Non date retta ai decaloghi. Non ve lo sareste aspettato, vero? Come? Il vostro professore stila col moccio al naso (ho il raffreddore!) un lungo decalogo e poi vi consiglia di buttarlo nel cestino della carta straccia?
Di decaloghi ne troverete millanta su Internet: come dimagrire di 20 chili in una settimana, come diventare attraenti in 10 semplici passi, come sviluppare il vostro flaccido bicipite in un marmoreo muscolo in 10 lezioni e come memorizzare la Divina Commedia in 10 notti et similia.
I decaloghi sono scritti dai vecchi col moccio al naso da rinite cronica, da quelli che, pensano di trovare una soluzione a tutto dall'alto di un'esperienza che, spesso, è di seconda, se non di terza mano. I decaloghi sono come le autobiografie: si scrivono quando alle spalle compare minacciosa la grande livellatrice.
Ho detto di non dar retta ai decaloghi, non di non leggerli.
Leggeteli, però, come leggete gli Oroscopi: ben sapete che sono mille sciocchezze che non hanno nessuna attinenza con la realtà. Passerete cinque minuti in allegria e vi comporterete come vi sentirete di comportarvi, alla faccia delle rosee o funeree previsioni delle Stelle.
Dovete passare l'adolescenza e l'unico comandamento valido è quello di uscirne vivi (...e magari allegri ). Ecco, se con questo decalogo monco sarò riuscito a donarvi un sorriso, avrò assolto al mio compito, forse l'unico che valga veramente la pena di svolgere a questo mondo.

Arz62©




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