lunedì 12 febbraio 2018

Non trovano più il canopo della Meloni! Quello del fegato. Il cervello lo estraevano dal naso e lo buttavano via!

Se volete un condensato di come un politico NON dovrebbe comportarsi, vi invito a dare un'occhiata a quello che ha fatto e sta facendo la Meloni con il direttore del Museo Egizio.
Si può essere in disaccordo (ed è lecitissimo) sulle politiche culturali di chicchessia, ma presentarsi di fronte all'opinione pubblica con il ridicolo e democristianissimo “Lei non sa chi sono io! Gliela farò pagare!” e, di conseguenza, minacciare di licenziamento chi non è gradito, la dice lunga di come la Meloni interpreti il potere.
Se andrà al potere (e ci andrà, purtroppo), questo sfoggio muscolare di un esercizio di governo che pensa di penetrare in ogni parte della vita sociale in modo pervasivo (si chiama totalitarismo) sarà la regola. Non dite che non vi avevo avvertito.
Estote parati!
P.S. Lo “spoiling system” che è stato introdotto nel nome della governabilità è sempre stata una scemenza ed è portatore di mali inenarrabili. Introdurlo nel campo della cultura, poi, è, a mio avviso, ancor più devastante che in altri ambiti sia che governi la Destra sia che governi la Sinistra. Perdonatemi l'ingenuità dell'osservazione, ma io sono un'anima candida, come sapete.  arz62

venerdì 9 febbraio 2018

La scuola al tempo del colera.


Il Liceo classico D'Oria di Genova, inebriato dai fumi del darwinismo sociale, si esprime nel RAV (il documento che presenta le caratteristiche e le scelte della scuola) in questo modo:

Il contesto socio-economico e culturale complessivamente di medio-alto livello e l'assenza di gruppi di studenti con caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza culturale (come, ad esempio nomadi o studenti provenienti da zone particolarmente svantaggiate) costituiscono un background favorevole alla collaborazione ed al dialogo fra scuola e famiglia, nonché all'analisi, con apporti reciproci, delle specifiche esigenze formative, nell'ottica di una didattica davvero personalizzata" .

Tradotto dallo scolastichese all'italiano (ho titolo per farlo):

Non abbiamo rompicoglioni extracomunitari e ragazzi di classi sociali popolari foriere di problematiche del disagio. Con voi classi sociali privilegiate possiamo intenderci: se il vostro pulcinotto è un po' tonto, non preoccupatevi. Se proviene da una famiglia agiata, gli daremo una mano in qualche modo”.

Ovviamente ora, con le mani sporche di marmellata, la Dirigente Scolastica cerca di mettere un cerottino per attenuare la portata di una simile presentazione del suo istituto.
A mio avviso, quella scuola non è più pubblica.
Faccia pagare profumatamente la sua offerta formativa.
Non si preoccupino i docenti e la DS: troveranno tantissimi disposti a frequentarla e anche a pagare. E bene. 
Ma non si fregi della parola “pubblica”. E' questione di chiarezza e di onestà.
arz62

lunedì 5 febbraio 2018

La scuola: paradosso e controparadosso. Che cosa mai vorranno i genitori dai docenti?

Nel sito di "Didattica persuasiva" è comparso un lungo intervento contro i compiti a casa. Mi conoscete. Non ho potuto resistere. Riporto il post con le mie considerazioni. Almeno voi fatevi una sana risata.
" Abbiate pietà. E' tardi e ho passato il pomeriggio a correggere compiti. Perdonatemi a quest'ora l'eccesso di ironia (si chiama, in realtà, sarcasmo, lo so), ma lavoro anche nel campo dell'umorismo e della satira. Non è un secondo lavoro, sia chiaro. Fa parte di me.
Riporto il post e, di seguito, punto per punto, le mie considerazioni.
REGOLACOMPITI - Maurizio Parodi
Premesso che nessuna norma impone l'assegnazione dei compiti a casa (in altri Paesi è addirittura vietato), e le sole occasioni nelle quali il Ministero P.I. si è occupato dei compiti è stato per raccomandare di ridurli e non assegnarli nel fine settimana e durante le vacanze (persino nella scuola secondaria di secondo grado), si stabilisce quanto segue:
1. I docenti che decidano di assegnare compiti a casa si impegnano a correggerli tutti e a tutti – altrimenti non avrebbe senso farli.
Vs 1 Il problema di svolgere i compiti non compete all'allievo, ma al docente. Il concetto di “esercizio” non esiste. Trasferendo la questione in ambito sportivo, l'allenatore è tenuto a fare gli stessi esercizi degli atleti di cui ha cura. Ho avuto allenatori di pallavolo panzoni e, al contempo, bravissimi, che non si sarebbero mai sognati di fare quello che io riuscivo a fare nel fiore della mia prestanza sportiva. Ed erano, ripeto, ottimi allenatori.
2. I docenti che decidano di assegnare compiti si impegnano a preparare adeguatamente gli studenti perché siano in grado di svolgerli per proprio conto (devono verificarlo e garantirlo ai genitori) – sarebbe assurdo e umiliante chiedere loro di fare ciò che non sanno fare.
Vs 2 I docenti sono responsabili in tutto e per tutto della preparazione dei propri allievi. La famiglia non ha nessuna responsabilità. L'onere della motivazione spetta esclusivamente ai docenti. I genitori sono i giudici di ciò che svolge il docente, sedendo su uno scranno altolocato e meritato del fatto di aver generato siffatta prole. Come sono in grado di giudicare l'operato del chirurgo, dell'ingegnere civile e nucleare e di simili lavori che tutti sanno svolgere senza debita preparazione. Sottesa all'osservazione è l'opinione che i docenti siano dei sadici che propongono attività impossibili. Utilizzando sempre la metafora sportiva, i docenti pretendono che a 11 anni gli allievi siano in grado di saltare 1,90, poiché non sanno calibrare le capacità dell'atleta rispetto alle loro aspettative.
3. Ai compiti svolti a casa non deve essere assegnato alcun voto - il docente non può sapere come e da chi siano svolti.
Vs 3 I docenti, da che mondo è mondo, dicono ai genitori che i compiti a casa vanno svolti dagli alunni. Nel caso in cui questi ultimi incontrassero difficoltà, molti di loro sono pronti a proporre compiti più semplici e fattibili. I genitori, però non si fidano: e svolgono spesso i compiti dei figli, perché non facciano brutta figura ( è il portato della mania di perfezione della nostra società, ohibò). Poiché talvolta anche i genitori incorrono in errori marchiani, si offendono e pretendono che il loro lavoro non sia giudicato. Perdinci, sono stati a scuola anche loro e sono usciti a pieni voti! Come si permette il docente di correggere loro la punteggiatura?
4. I compiti non fatti non possono essere “recuperati” sacrificando la ricreazione che per nessun motivo, men che mai “disciplinare”, deve essere ridotta o annullata – gli studenti ne hanno bisogno e diritto.
Vs 4 Il concetto di “punizione” non può essere applicato. Solo il genitore può farlo. Ogni altro educatore non è un'autorità. E il pulcinotto può fare quello che vuole, perché alle spalle ha un genitore pronto a chiamare l'avvocato. Parafrasando un altro modo di dire: dietro a ogni allievo pestifero c'è un genitore che conosce diritti e doveri ( degli altri, of course).
5. I compiti non svolti durante i periodi di assenza (es. per malattia) non devono essere recuperati – non sarebbe umanamente possibile e si perderebbero le nuove acquisizioni.
Vs 5 Recuperare ciò che non si è fatto non è previsto. Sappiamo che ci sono mille ragioni per non colpevolizzare l'allievo malato. Purtroppo, nel mondo reale, se si rimane indietro, bisogna correre. E veloci. Ah! Piccola postilla: i genitori che propongono tali soluzioni, in genere sono meritocratici al massimo, in particolare a danno dei più deboli ( extracomunitari, diversamente abili etc...). Questi ultimi devono correre come gli altri, sennò la classe rimane indietro!
6. La giustificazione del genitore per il mancato svolgimento dei compiti deve essere recepita evitando reprimende o punizioni – umilianti per lo studente e offensive per i genitori.
Osservazione corretta. Non quando il pargolo, però, non svolge i compiti perché è stato a Cortina per la settimana bianca o in viaggio con i genitori che non potevano usufruire delle ferie durante le vacanze estive, natalizie e pasquali.
7. Nelle classi a 40 ore (tempo pieno), non si assegnano compiti: le attività didattiche devono esaurirsi nelle 8 ore di forzata immobilità e concentrazione – pretendere un ulteriore impegno sarebbe controproducente, penoso, crudele.
Sul punto specifico, taccio. 40 ore di lavoro sono più che sufficienti. Va bene fare dell'ironia, anche greve, ma spremere i bambini oltre una certa misura è oggettivamente sbagliato. E su questo non si ride,
8. I docenti che decidano di assegnare compiti pomeridiani verificheranno, preventivamente, che non richiedano a nessuno studente un impegno giornaliero che superi:
- 10 minuti nelle classi prime della scuola primaria
- 20 minuti nelle classi seconda e terza
- 30 minuti nelle classi quarta e quinta
- 40 minuti nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado
- 50 minuti nelle classi seconde
- 60 minuti nelle classi terze.
Vs 8 I docenti hanno il dono di essere teletrasportati nelle case degli allievi: controllano i tempi di svolgimento dei compiti con il cronometro. Peccato che Pinuccio ci impieghi due minuti a svolgere i compiti e Lauretta un'ora e mezza. Ma i ragazzi sono lavoratori di una catena di montaggio, per cui per alcuni genitori hanno tempi di lavorazione calcolabili.
9. Non possono essere assegnati compiti nel fine settimana e durante i periodi di vacanza o sospensione delle lezioni - agli studenti deve essere permesso di ricrearsi (garantito il “diritto a riposo e al gioco”), e alle famiglie di ritrovarsi, senza l'assillo stressante dei compiti.
Anche su questo punto sono abbastanza d'accordo, ma un docente degno di questo nome dovrebbe sapersi regolare. Se i genitori non si fidano, cambino scuola. E' una regola aurea. Un genitore diffidente è come il gasolio al posto della benzina in un motore che non è Diesel.
10. Non possono essere assegnati “compiti per le vacanze” (ossimoro logico e pedagogico) – per le ragioni già espresse nel punto precedente e per evitare che i docenti, come previsto dal primo punto di questo Regolamento, trascorrano il resto dell'anno scolastico a correggere gli esercizi previsti dai “Libri per le vacanze”.
Vs 10 Per alcuni genitori, come si evince dall'assunto, il compito per le vacanze è un divertimento sadico dei docenti. Il sadismo va punito, obbligando i docenti a perdere tempo per correggere i compiti svolti dai genitori o, come capita più frequentemente, copiati dagli allievi più diligenti. Questi ultimi, pur soffrendo, si eserciteranno e consolideranno le loro competenze, gli altri, avendo genitori ciucci, che pensano di dispensare ogni fatica ai loro pargoli, otterrano come risultato figli ciucci. E , in età adulta, quando il figliolo sarà alto 1,90 , peserà 90 chilil e sarà a completo carico della famiglia, addosseranno la colpa del disastro educativo agli insegnanti, incapaci di essere severi e prussiani.
Il corollario finale di questa tragedia educativa sarà la lamentela degli stessi figli, ignoranti come capre, che, diventati genitori, incolperanno la scuola di essere lassista e grideranno: “Ah, ai miei tempi queste cose non succedevano!”... e manderanno i loro figli nelle scuole con lo stesso atteggiamento dei loro avi.

sabato 3 febbraio 2018

Il razzismo prossimo presente

Certo, è normale. Quando qualcuno mi taglia la strada, l'istinto omicida mi sale. Ed il pensiero di fargli la riga sul cranio con una spranga (sempre che l'abbia a mia disposizione) mi passa per la testa. 
Poi, mi calmo, declino le mie parolacce nelle cinque declinazioni; qualcun altro, in simili occasioni, non io, invoca in malo modo Dio e i Santi. 
Poi mi rendo conto che fortunatamente non ho armi contundenti in mano e mi passa. La pressione che era salita un poco, a mano a mano scende, e poi me la cavo con un “Che coglione!”. Ed è finita lì.
Quando c'è un partito che avalla l'idea che avere un'arma in mano sia una bella cosa e usarla con chi ti sta sulle scatole o costituisce per te una minaccia altrettanto e per sovrammercato indirizza tutta la sua aggressività prima sui meridionali, poi sugli albanesi, poi sui cinesi, poi sui senegalesi, poi sui nigeriani and so on, è facile che qualche squilibrato si senta in diritto di prendere un'arma e fare una strage di stranieri.
Lo sappiamo che non c'è un nesso di causa e effetto e la Lega non è il mandante di quello che è successo oggi, ma mandante morale sì. Hanno concimato l'orto e la pianticella è cresciuta.
Non li manderemo in galera per questo, sia chiaro, ma sia chiaro anche a tutti che soffiare sul fuoco dell'intolleranza significa stimolare gli istinti dei piromani, fanatici o pazzi che siano. E quando l'incendio brucerà il bosco, non facciano la faccina degli innocenti. E qualcuno ricordi loro, prima che aprano bocca in merito, che la libertà di opinione è una cosa e l'apologia di reato un'altra.

domenica 21 gennaio 2018

Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Questo mio intervento, che riporto tra virgolette qui sotto, è stato pubblicato nel mio sito nel novembre del 2016, a giugno del 2017 e ora a gennaio del 2018. Lo hanno letto in pochi (un centinaio di persone) ed è un bene (scrivo in genere banalità), ma qualcuno di coloro che due anni fa gridavano al successo della politica del PD che era al 40% (secondo loro) e ora si ritroveranno (secondo gli ultimi sondaggi) con il 20% e spiccioli avrebbero dovuto farlo.
Non cambio una virgola (nemmeno l'accenno al Referendum ;-)).
O il reale si è fossilizzato o sono io che sono uno stoccafisso.
Sta di fatto che il PD di Renzi si è suicidato e potrà sopravvivere solo attraverso il vampirismo reciproco con Forza Italia. Amen.
arz62

"Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano (qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir (solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio (ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio (ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-) "

giovedì 11 gennaio 2018

Kafka nella Scuola Media

Allora. Vediamo se ho capito bene. Le nuove indicazioni ministeriali autorizzano il docente che si imbatterà in un allievo che non ama la sua materia, non studia, non si dà da fare per superare le sue lacune, ad indicare sulla pagella con un voto, corredato da un piccolo giudizio globale, il fallimento dell’incontro o scontro educativo. Capita.
Basta, dunque, con le sanatorie del Consiglio di Classe, i pietosi pannicelli caldi o freddi atti a occultare le difficoltà dell’allievo riottoso per poterlo promuovere lo stesso! Il 4 non si trasformerà in 6!
Sì, insomma, lo studente scarsino, anzi scarsissimo (e non stiamo riferendoci al pulcinotto in difficoltà a cui ogni insegnante degno di questo nome stenderebbe un tappeto rosso per eliminare ogni asperità sul suo terreno…no! Stiamo parlando dei ragazzi che non studiano, scaldano il banco, dei Lucignoli che chi vive nella scuola conosce benissimo, i fieri e talvolta simpaticissimi cultori del fancazzismo programmatico, dello sbadiglio sistematico, del compulsivo smanettamento dello smartphone sotto il banco), sia chiaro, sarà promosso lo stesso, ma il docente potrà dire:” Bene, quei vigliacchetti del mio Consiglio di Classe ti hanno graziato, ma nella mia materia hai fatto schifo! Transeat. Il mio dovere l’ho fatto: ho detto la verità e non ti avrò fatto granché male. Sei promosso, vedi? Ma…”
Bellissimo, vero? Eh, no, cari miei. Troppo semplice!
Se opererà così, il docente integerrimo sarà invitato (non si sa ancora se coattivamente) a provvedere a un corso di recupero.
Ecco il pacco: il docente che non è riuscito la mattina a suscitare alcun interesse per quello che va insegnando, che ha visto i lacci delle Nike attraverso la bocca del fanciullo spalancata per la noia, sarà spinto (moralmente o coattivamente?) a recuperarlo alle grazie e alla bellezza della disciplina da lui insegnata, in itinere (ossia con una finzione tipicamente all’italiana: di mattina, dandogli qualche compitino differenziato) o nelle ore pomeridiane e, perché no?, con corsi estivi.
Ah, sia chiaro: l’allievo, la cui responsabilità nella debacle non sarà mai messa in discussione, (“Che cosa c’entra lui? E’ minorenne, no?”) non sarà tenuto alla frequenza di tali corsi predisposti così generosamente (a spese della collettività) per riportarlo sulla retta via. Potrà continuare la sua strada, ma con la lettera (o il voto) scarlatto del docente intransigente su un pezzo di carta il cui utilizzo produttivo, a fine anno, il fanciullo summenzionato potrà indicarvi con dovizia di dettagli.
Sapete bene come andrà finire, vero?
Abbiamo a che fare con uno Stato (Governo e/o Ministero) che, non avendo il coraggio di dire che le bocciature nel primo ciclo di istruzione sono abolite per motivi economici (i bocciati costano) e che la libertà di insegnamento (e di valutazione) in simili condizioni normative è ormai una pura trufferia di parole che viene data in pasto a un pubblico di bocca buona, ma spesso di alito cattivo (visto che, spesso, non la gradisce per nulla, quando viene esercitata) e un’offa lanciata agli stessi biliosi docenti per acquietarli, ammantandoli formalmente, ma non nella sostanza,  di un ruolo sociale ormai perso da almeno un ventennio, ricorre a trabocchetti paradossali per garrotare una Scuola Pubblica che viene vissuta come un costo insostenibile e improduttivo per la collettività (come vuole, d’altronde,  la logica liberista che ha ammorbato la fine del Millennio scorso e gli inizi di quello presente).
E non c’è limite al peggio! Si pesca, infatti, nel torbido, sfruttando i peggiori sentimenti degli insegnanti stessi: l’amore per il quieto vivere, l’arte di destreggiarsi nello slalom tra rogne e TAR e la preservazione con recinto spinato del piccolo orticello del proprio tornaconto personale. 
Insomma, sarà la vittoria di Don Abbondio su Fra Cristoforo, del dito del pavido rigirato nel colletto sul dito ardito (😉) rivolto contro la protervia dei potenti.
Vado ora a zappare anch’io e non me ne vergogno. I miei pomodori a stagione conclusa saranno buonissimi! Una delizia, siori!

Non li porterò al mercato, comunque…Li assaggerò con chi saprà apprezzarli (e saranno pochi) nel mio convivio accompagnati dal pan degli angeli, da un buon olio di oliva e dal sale dell'arguzia e dell'ironia!                                                                                                                                                                                   Arz62

lunedì 25 dicembre 2017

Non sappia la Sinistra quel che fa la Sinistra. Lavarsene le mani sarà un bel problema.

Tanto per rovinarvi lo spirito natalizio. 
Il Senato è in fuga (dalla responsabilità di tagliare i vitalizi e di garantire lo "Ius soli" ai bimbi figli di stranieri nati in Italia), con parte del PD che si defila e la gran massa i senatori del M5S che non si presentano al voto.
Gli altri, e li conosciamo bene, hanno il coraggio delle loro posizioni per quanto irricevibili possano essere, dal versante che si presuppone opposto no: predicano bene ( be'...benino), ma razzolano malissimo. Nulla di drammatico né di nuovo. Anzi fa chiarezza.

Aumenta, comunque, il numero delle persone a cui non stringere la mano. Perché la coerenza sarà anche la prigione delle menti piccole, ma la vigliaccheria e il cabotaggio dei piccoli navigatori che prestano più attenzione alla costa dei sondaggi che all'alto mare delle Idee sono i segnali distintivi della decadenza della Politica come timone delle scelte comuni e dell'emersione di quel profondo desiderio di Potere che notoriamente divide e lacera i tenui e fragili legamenti delle Democrazie.
A raccogliere il corpo stanco di queste ultime, infiacchite dal pensiero debolissimo, ci saranno le Destre, more solito. E senza alcun merito.
Bravi, bene, bis!                                                              arz62

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