lunedì 14 agosto 2017

Il Presidente della Camera e l'odio sul Web.

So che le schermaglie dialettiche su Internet servono a poco, ma per chi ha cuore la democrazia ( ...e ha pochi anni per godersela) anche le piccole cose hanno un senso.
La presidente della Camera è un'autorità ed è una donna "potente": può muovere leve che noi non possiamo neanche immaginarci.
Sta di fatto che la comunicazione su Internet, è evidente, in questo specifico caso, è più forte di lei.
E io, quando la battaglia è impari, tifo per chi è più debole...

Eccovi il resoconto del mio impegno per un dialogo più democratico e corretto in Rete ( in parte si tratta di un soliloquio...è l'eta!).

Appare un articolo in cui si parla della Presidente della Camera che intende denunciare chi la minaccia di morte e la rende oggetto di offese sessiste. I commenti all'articolo sono sicuramente pià moderati del solito...

 L'effetto positivo della reazione della Boldrini alla campagna di odio nei suoi confronti si può vedere nelle risposte nei commenti di questo articolo. C'è chi dissente, c'è chi non approva l'operato della Boldrini, c'è chi manifesta antipatia a pelle. Perfetto! Questa è libertà di parola e di pensiero. Andatevi a leggere i commenti dell'altro ieri in altri post e vedrete parole di ben altro tenore dove il linguaggio sessista e la gara a chi la spara più grossa attingendo al linguaggio più becero e da osteria viola parecchi articoli di legge ( calunnia, vilipendio, apologia di reato etc...). La libertà di parola (così come per altre libertà) non è assoluta e abusarne presta il fianco ai veri interventi censori che noi tutti ( per età e per collocazione geopolitica) non abbiamo conosciuto. Per ora".

C'è un commento di una signora che è stato cancellato. Rispondo lo stesso:

" Scusate il commento al mio commento. Una signora che denominerò X ha commentato il mio intervento e lo ha poi cancellato. Ha scritto semplicemente che la "Boldrini l'ha sempre mandata a cagare". Non me ne voglia, ma le ho risposto lo stesso in questo modo. So che, posta così la questione, suona male, ma ci tenevo a rispondere alla signora perché penso che discutere anche con chi non la pensa come noi ( nei limiti della ragionevolezza...) faccia bene: 

"... X, come ho scritto, sei ( diamoci del tu) autorizzata a non approvare (da sempre) l'operato della Boldrini. Quello che mi preoccupa è il linguaggio. Il tuo è, scusa la semplificazione, sul versante del “pane al pane vino al vino”. Non mi piace, ma, in qualsiasi caso, non auguri alla Boldrini una morte prematura o una violenza carnale. Altri, invece, senza alcun filtro le augurano le cose peggiori e spesso l'hanno minacciata direttamente di morte. 
Certo, fa impressione, visitando alcuni profili di chi odia la Boldrini, vedere utilizzatori del WEB che sono affettuosi nei confronti dei loro cari, comunicano dolori profondi, mandano “pucciosissimi” messaggi ai loro cari e ai loro animali, e che, insomma, risultano essere persone normalissime, mandare messaggi di odio e di morte ; per di più, utilizzano un linguaggio degli affetti che mal si adegua ai loro interventi nei commenti su personaggi pubblici o su notizie provenienti da Internet. 
Non sto parlando, sia chiaro, come avrai capito, di chi programmaticamente manifesta odio e livore nei confronti dell'umanità o di parte di essa. Quelli, a mio avviso, sono già persi e non c'è nulla da fare...
Cara X, sono ( abbastanza ;-)) sicuro che incontrandoti per strada, nonostante sia certo che tu non condivida per nulla il mio modo di vedere ( puoi leggere quello che scrivo: il mio profilo è pubblico), non mi manderesti “a cagare”, eppure nel modo di porti su Facebook non ti fai alcun problema a rivolgerti in modo offensivo alla Presidente della Camera. Riguarda la tua pagina Facebook e rileggi quello che hai scritto serenamente di te e della tua vita. Perché solo il sentire nominare il nome della Boldrini fa scattare in te questo meccanismo?"


Tal Fabio C**** commenta il mio primo intervento:
"Tutte meritate"

Risposta: "Meritate le critiche o le minacce di morte?"

Per ora non ho avuto risposta....Traete voi le conclusioni.



In ritardo, ma mi ha dato retta.

Ovviamente la Presidente della Camera non ha letto nulla di quello che ho scritto un po' di tempo fa. Mi fa solo piacere che abbia imboccato la strada giusta.

Da "Graffi di gesso" del 27 novembre 2016:

Boldrini e il sessismo

Come sapete, Laura Boldrini non piace a molti. E' stata oggetto di critica per il suo impegno per i Rifugiati , non è un mostro di simpatia ( durante un suo intervento alla TV, tempo fa mi è sembrato che un collaboratore le avesse consigliato a bassa voce di sorridere...evidentemente non le viene naturale!) ed è un bersaglio esplicito del fascioleghismo nostrano (il cui punto più basso è stata la tristissima sceneggiata della bambola gonfiabile di Salvini).
Su Facebook la Presidente della camera dei Deputati è inondata da messaggi non solo sessisti, ma da insulti a ruota libera e da minacce esplicite.
Intendiamoci: la Boldrini può essere criticata da chiunque e a nessuno si può negare la possibilità di non condividere le sue posizioni politiche e/o istituzionali.
Qui, però, si parla d'altro. I Webeti scrivono con nome e cognome, si macchiano di una serie di reati non da poco ( calunnia, oltraggio , apologia di reato et similia) che non hanno nulla a che fare con la libertà di opinione ( credo che in cuor loro pensino che sia una libertà illimitata e “absoluta”).
Il responsabile morale di questa deriva , sia chiaro, è un europarlamentare ( gonfiandosi il petto e protendendo la mascella, credo persino che se ne vanti), ma la responsabilità penale è individuale.
Bene ha fatto la Boldrini a pubblicare un sunto delle offese al suo indirizzo e, se volete farvi un'idea della tipologia delle persone che si dedicano a questi esercizi di rutto libero, non avete che da recarvi nei loro profili Facebook.
Molti sono stati cancellati, altri sono ancora attivi, purgati dai post incriminati.
Male farebbe la Boldrini a non denunciarli e a non chiedere risarcimenti milionari.
Temo che non lo farà, pur godendo della condizione di privilegio di non doversi preoccupare più di tanto delle spese legali.
La via legale, quella che punisce i signoli abusi, è, a mio modesto avviso, l'unico modo corretto per far rispettare le regole di convivenza su Internet (anche se ho la sgradevolissima sensazione che prima o poi si sceglierà una via normativa che restringerà la libertà di espressione su Internet, così come sta avvenendo nelle grandi autocrazie mondiali,v. Putin e Erdogan su tutti).
Le leggi ci sono, basterebbe solo applicarle ( anche se non “sufficit”, viste le caratteristiche dell'Italiano medio; ci vorrebbe più scuola e più cultura, ma, in merito, abbiamo calato le braghe da un bel trentennio).
Insomma, tanto per metterla sul piano generale e magari buttarla in caciara in vista del Referendum: è inutile ritoccare Costituzioni e Leggi, quando quest'ultime non vengono applicate o per l'estensione del fenomeno o per le difficoltà di controllo.
Le riforme di legge o costituzionali che nascono dalla mancata applicazione di leggi e della Costituzione vigenti costituiranno solo il classico tappetino che tenta di nascondere pietosamente la polvere: quella di uno Stato deboluccio e del peggiore dei popolacci che purtroppo non riesce, anche a fronte di una legislazione punitiva , a modificare e a vergognarsi dei propri pessimi costumi ( cito solo Leopardi...non sparate sul pianista! Rileggetevi in calce gli stralci de “Il discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani”, e mi capirete meglio).
arz62


 Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni” […] “Primieramente dell’opinione pubblica gl’italiani in generale, e parlando massimamente a proporzione degli altri popoli, non ne fanno alcun conto. Corrono e si ripetono tutto giorno cento proverbi in Italia che affermano che non s’ha da por mente a quello che il mondo dice o dirà di te, che s’ha da procedere a modo suo non curandosi del giudizio degli altri, e cose tali”. […] “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui ...”

mercoledì 9 agosto 2017

I ricchi e i poveri. Pooh!

Prima si legga qui:
Filippo Pizzolato

Poi si legga qui:
Vacchi

Se non sapete chi sia Vacchi, saltate a piè pari il mio commento.

Scusate la condivisione poco umoristica, ma la sinapsi mi è partita leggendo le disavventure di Vacchi.
Quando un popolo ammira e aspira ad essere come coloro che lo rendono povero economicamente e culturalmente, c'è ben poco da fare. Vacchi ovviamente è solo un simulacro cafonal (come lo sono Balottelli, Corona e simili) della ricchezza reale. Quest'ultima se la spassa e ride dei milioni di deficienti che vorrebbero entrare nel circolo del golf. Se sapessero di essere la favola dei loro sfruttatori, i poverini, consci di essere stati ingannati, oltrepassata la portineria di un luogo a loro precluso, potrebbero pensare a un utilizzo più creativo di ferri e legni. Passo e chiudo. 


domenica 6 agosto 2017

Cattivissimi noi.

Fa caldo e rischio di scrivere scempiaggini. Perdonatemi, dunque, se sto prendendo lucciole per lanterne. Come al solito, non entro nel merito: ONG sì e ONG no per la questione relativa all'immigrazione dalla Libia non è quel di cui sto discutendo.
Sapete che sono umorale, in particolare per quanto concerne l'uso manipolatorio della lingua. Ecco in questi giorni  mi è scattato un moto di rabbia quando ho letto che verrà introdotto il “reato umanitario”. Spero di avere capito male.
Perché associare un termine negativo con uno positivo? Amore retorico per l'ossimoro?
Perché giustapporre il termine “reato” che puzza di delinquenza e illegalità con un termine che fino a non tempo fa aveva a che fare con la filantropia, al disinteressato amore per il prossimo?
Temo che l'onomaturgo (ignoto, ma non ingenuo) abbia coniato l'espressione per far sì che il termine positivo diventi negativo ( men per più men, più o men ;-)).
L'”umano” deve diventare qualcosa di alieno da noi (alla faccia di Terenzio).
Insomma la denominazione della nuova ipotesi di reato sembra essere il risultato della stessa pasta madre che ha dato origine al termine “buonista” ( termine che fa parte dell'armamentario linguistico del fascioleghismo nostrano).
Un po' di anni fa, ma era il Pleistocene, essere “buoni” era una virtù, mentre ora, come ben sapete, è un pessimo difetto; state certi che a fronte di qualsiasi azione caritatevole che voi facciate e che abbia l'obiettivo di aiutare qualcuno, si leverà immancabilmente, Pavlov insegna, la voce di qualcuno che vi darà del “buonista”.
Il cattivismo, come ben sapete, sta vincendo alla grande prima con le parole (si è, ad esempio, ormai di fatto sdoganata l’apologia di reato del “bruciamoli tutti” , basta leggere le bacheche di Facebook piene di incitamenti agli omicidi, alle stragi e ai genocidi);  sono sempre più numerosi i segnali che  il IV Reich si sta avvicinando in punta di piedi e sulla punta delle lingue...
arz62

lunedì 31 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo. Preveggenza.

Tutti hanno notato nella nostra provincialissima politica un'improvvisa virata a destra: da parte del PD , ultimamente, poco prima da parte di Grillo.
Il tema più caldo e simbolico di questa scelta è ovviamente quello più caro alla destra, l'immigrazione. Da lì si pescano i voti. Si pescheranno i voti di chi andrà a votare, perché ormai è chiaro all'universo mondo che molti, moltissimi, non andranno proprio a votare alle prossime elezioni: i delusi, gli schifati e i ribelli. E si lavora su quello che c'è e non su quello che non ci sarà.
Si vincerà anche così, d'accordo, ma esultare per una vittoria che si baserà, com'è oramai evidente, sul rifiuto del voto non mi sembra proprio un canto propiziatorio alla bellezza della democrazia.
C'è ora un problema in più: alla caccia forsennata al voto, il populismo nostrano scava in ogni anfratto del comune sentire e, in questa particolare operazione, si distingue Grillo e compagnia.
Mentre la Lega ha sempre seguito ( anche se non sempre in modo esplicito) lo slogan nazista del “Blut und boden” e quindi la lotta del “diverso” non integrato vissuto come corpo estraneo ( terrone, albanese, extracomunitario, Rom che sia), il PD il cammellaggio di un elettorato di Centro, cattolico e moderato, da rassicurare rispetto a un'ideologia data per morta, per mantenerlo in bilico tra neoliberismo e cattolicesimo, il Movimento Cinque Stelle inizialmente ha inseguito non solo il rifiuto della politica tradizionale (... e ben venga) , ma  ora ha preso anche la deriva ben più perniciosa del rifiuto del pensiero scientifico, partendo dalle innocue scie chimiche, per arrivare ai rimedi alternativi alla medicina tradizionale , alle teorie complottistiche tirate all'eccesso e ora, ahinoi, cavalcando l'onda dei Novax.
Questo amore per il Medioevo che si respira nell'aria è difficilmente contrastabile, perché chi è mosso dalla fede (con la minuscola, sia chiaro), ed è anche refrattario a ogni considerazione logica e a ogni argomentazione, ci porterà ( e non si tratta di tempi lunghi) a un degrado delle relazioni umane e dei legami di solidarietà che è il pappone graditissimo di una società liquida in cui ognuno sarà manipolabile qual creta molle e dove la ribellione collettiva ad un sistema ingiusto e vessatorio, spezzati i legami di solidarietà orizzontale, che un tempo erano cementati dalle ideologie e dalla fiducia ( talvolta cieca, d'accordo) verso le “auctoritates” ( Partito , Chiesa e Scienza) , sarà narcotizzata dalla diffidenza e dall'invidia piccina di chi vive condizioni simili, ma leggermente diverse dalle nostre ( lunga perifrasi per descrivere quella che la vulgata indica come “Lotta tra i poveri”).

Il mio è un sito di Satira per cui per riassumere il lungo “pippone” semiserio e leggermente depressivo vi allego il manifesto che ha dato origine e fiato a tutti i miei debolissimi pensieri e , in sovrammercato, fa anche ridere, mentre il mio discorso, e me ne scuso, può solo irritare.
arz62



sabato 29 luglio 2017

Un altro caso di preveggenza: "c'ho i poteri" o Alfano è prevedibile?

   Alfano ritorna dal padre puttativo ( con due t ;-)) . Io lo avevo previsto tre anni fa. Il link rimanda all'articolo de "La Stampa" e sotto copoincollo quello che avevo scritto a suo tempo in questo post: 



Notizia fresca di giornata:

 

domenica 16 febbraio 2014


Post di tre anni fa dal mio sito:

Utili idioti e inutili idioti. Riflessioni su un quasi chiasmo.

Alfano, sancendo, a parole, la rottura con Berlusconi con parole forti, afferma che l'Innominabile è circondato da utili idioti ( riprendendo così l'accusa di quest'ultimo che ha accusato il leader della Nuova destra di fare il gioco dei Comunisti).
Poi, per rafforzare il concetto Alfano specifica e ribalta : l'Innominabile è circondato non solo  da "utili idioti”, ma da “idioti inutili”.
Non voglio porre la questione sul piano grammaticale e fare una dissertazione tra valore descrittivo e distintivo dell'aggettivo. 
Ad Alfano manca il “quid”, il pronome, non certo l'aggettivo.
Quel che mi interessa, nella farsa che sta intessendo, è sottolineare quanto il parricidio di Alfano sia ancora incompiuto e preluda, nonostante l'offesa, al ritorno del figliol prodigo nella casa paterna, quando la legge elettorale lo obbligherà.

Gli idioti sono i compagnucci dell'Innominabile, non l'Innominabile stesso. 
L'Innominabile stesso, come si può ben notare, in posizione “up”, può dare senza remora dell'idiota al suo sottoposto. 
Mi sembra sia chiaro chi comandi, no? 
 arz

venerdì 28 luglio 2017

Sulla polemica vaccini sì, vaccini no.

So di tirarmi una tegola sulla testa, ma conto sul fatto che chi leggerà quanto sto scrivendo appartenga, ed è un'iperbole per eccesso, al numero dei venticinque lettori di manzoniana memoria (tra cui almeno una decina non condividono generalmente nulla di quello che dico, ma mi vogliono bene e non mi strapazzano più di tanto).
Mi accingo a parlare male degli antivaccinisti.
Non entro nel merito: non sono competente e non mi azzardo a mettermi a discutere di argomenti che non mi appartengono.
Parlo solo della foga che caratterizza chi difende la causa antivaccinista. E sulla comunicazione e sull'uso della lingua qualcosina so.
Perché diffido? Perché il meccanismo psicologico e sociale che sta alla base della contesa è abbastanza evidente.
Il neoliberismo ha instillato nella testa di molti l'idea che l'individuo conti di più non solo dello Stato, ma di tutta la comunità a cui appartiene.
Sappiamo che le istituzioni “forti” sono state oggetto di feroce critica da ormai un cinquantennio (Mioddio! Un cinquantennio...): Stato, Chiesa, Esercito, Istituti psichiatrici, Medicina tradizionale, Scuola e Università se la passano maluccio.
L'unica divinità che non si può contestare è l'Economia, perché prendersela con l'Economia, come disse un tempo un guitto delle nostre parti, è come prendersela con la pioggia.
Zitti e mosca, alla Moira economica obbediscono anche gli dei dell'Olimpo!
Negli Stati Uniti la rivolta trumpiana per l' abbattimento dell'Obamacare è significativa: lo Stato non può imporre nemmeno il diritto alla salute pubblica poiché puzza di socialismo e di stato Sociale.
Noi che recepiamo le novità d'oltreoceano con il debito ritardo e le distorciamo a nostro uso e consumo, abbiamo incominciato da poco: si va dalla scuola parentale ( “Perché lo Stato si arroga il diritto di educare i nostri figli?”) alla difesa del diritto di non vaccinare i figli ( “Che diritto ha lo Stato di imporre una vaccinazione che è potenzialmente pericolosa?”) e, ovviamente, alla base di tutto, ci sta la rivolta fiscale ( “Perché lo Stato si pippa metà del mio guadagno?”).
Insomma, la Storia ci insegna che dal Tea Party bostoniano a oggi i “Figli della Libertà” hanno tutto il diritto di utilizzare acqua salata per la loro bevanda preferita.
E' inutile pensare di opporsi più di tanto all'andazzo, inutile ricordare ai nostri cari concittadini che la loro salute, in Italia, è ancora difesa dallo Stato sociale e che , con gli stipendi che corrono, in uno stato ultraliberista non potrebbero pagarsi nemmeno l'ingessatura per una frattura composta al braccio; inutile dire che l'istruzione pubblica, con tutti i difetti di questo mondo, ha garantito ( ma ancora per poco , ragazzi!) ai loro figlioli, se non di lavorare in Italia, di avere qualche possibilità di impiego all'estero (se così non fosse, se la scuola italiana non resistesse con le unghie e coi denti al degrado imposto, perché mai si parlerebbe di “fuga di cervelli”?)
A complicare le cose c'è poi la “distorsione” a cui ho accennato.
Perché in Italia non c'è in realtà un conflitto solamente tra individuo e Stato, ma, com'è evidente, tra famiglia e Stato, il che in un paese cattolico non è cosa di poco conto.
E' la famiglia a sentirsi minacciata, a vedere nelle istituzioni un nemico da cui difendersi.
Ed ecco spiegata la foga degli antivaccinisti: non difendono loro stessi, ma la loro prole... e toccare i figli in Italia è come toccare i fili dell'alta tensione! E l'istinto darwiniano prevale e la parola chiave è sempre quella: famiglia.
Peccato poi , per chi non se ne fosse accorto, che la “famiglia tradizionale” non esista più da un bel pezzo e che il benessere ( sì, va bene, lo dico: il capitalismo) abbia distrutto in modo irreversibile un'istituzione che non ha ormai nulla a che fare con una fin troppo idealizzata famiglia perfetta del passato ( ...il “familismo amorale” esisteva già dal tempo in cui Berta filava...lo dico solo per chi ne fa e ne ha fatto un feticcio, Pasolini compreso).
Ecco ora che si fa chiaro il motivo per cui la storia del piccolo Charlie è un emblema perfetto del conflitto in atto: lo Stato malvagio, attraverso la Magistratura, che condanna a morte il piccolo bambino è la rappresentazione perfetta dello Stato tirannico.
Rassegnarsi a un destino terribile e crudele che prospetta anche ai piccoli cuccioli dell'homo sapiens una fine ingiusta o prendersela (inutilmente, ahinoi!) con le malattie che hanno accompagnato la storia dell'umanità e che ora potrebbero diffondersi anche attraverso la nostra ignavia, è troppo difficile.

Più facile è prendersela con lo Stato, l'altro feticcio negativo eretto dagli Italiani perché questi ultimi non si guardino mai allo specchio, perché di quando in quando si sentano grandi e adulti, e spesso eroici ( in questo caso giocandosi ai dadi babilonesi la pelle degli altri e, in particolare, quella della loro prole).

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