domenica 27 novembre 2016

Gufi, rosiconi e Costituzione

Un mio piccolo contributo per illustrare la nostra Costituzione. Mi sono occupato dell'articolo 18. Un grazie a Luisa Marchini che si è sobbarcata un lavoro mastodontico per raccogliere a coorte schiere di disegnatori di ogni sorte e risma.
Potete scaricare gratuitamente l'ebook a questo indirizzo:
Gufi, rosiconi e Costituzione

Decalogo dell'imbecille in Rete (repost)



Ripubblico il Decalogo che ho pubblicato l'anno scorso in merito agli imbecilli in Rete. Per non dimenticare.


Decalogo dell'imbecille in Rete
di Arz

1- L'imbecille non sa di essere un imbecille. Anche se discuterà con cento persone che gli danno dell'imbecille, egli avrà sempre la ferma convinzione che gli imbecilli siano gli altri.

2- L'imbecille ha granitiche certezze. La prima delle certezze inscalfibili dell'imbecille è quella di non essere un imbecille.

3-L'imbecille è particolarmente aggressivo. Il suo stile è assertivo e il discorso dell'imbecille rifugge l'argomentazione, anche se ha la parvenza di un discorso argomentato.
Messo in difficoltà, egli risponde alzando il tono della provocazione e accusando il suo interlocutore di essere un imbecille.

4- L'imbecille non ha mai torto, non conosce né il “forse”, né il modo condizionale; ha una certa predisposizione per l'imperativo alla fine di ogni discussione, invitando chi lo controbatte con le armi della razionalità a recarsi in un paese che non è segnato in nessuna cartina geografica ( "Vaffanculo”).

5- Raramente l'imbecille , come gli animali, perdente sul piano della discussione intellettuale e chiuso in un angolo, si fingerà morto, sparendo dalla discussione. Mai si darà alla fuga. La capacità di chiedere scusa per la violenza verbale riversata sui loro poveri interlocutori non rientra nelle caratteristiche di base del vero imbecille.

5- L'imbecille in Rete è più verboso dell'imbecille nella realtà quotidiana e, esercitando la sua imbecillità quasi quotidianamente attraverso la parola , farà sempre meno errori di grammatica e di ortografia tanto da non distinguersi, dal punto di vista formale, da una persona intelligente che scrive in Rete. La natura camaleontica dell'imbecille è nota e pericolosissima, perché qualche volta si rischia di confondere la persona intelligente con un imbecille e un imbecille con una persona intelligente.

6-L'imbecille rifugge la mitezza e la moderazione; ha una visione virile della discussione. La misura della sua virilità è data dal restar fermo sulle proprie posizioni, anche quando sono palesemente insostenibili, dal tono sempre sopra le righe e, per i meno astuti tra gli imbecilli, dalla volgarità del linguaggio.
Il “forte sentire”, accompagnato dal “forte urlare” ( che in Rete si rende con l'utilizzo delle maiuscole e con la proliferazione incontrollata dei punti di esclamazione), rafforza nell'imbecille l'idea che quello che sta dicendo è vero e sacrosanto.

7- L'imbecille non riconosce altra autorità che se stesso. L'idea che qualcun altro sia più competente di lui non lo sfiora.
L'etimologia della parola “imbecille” indica colui che è debole e avrebbe bisogno di un bastone.
Se l'imbecille utilizzasse il bastone dell'intelligenza potrebbe anche essere convincente.
Il bastone preferisce, però, darlo sulla testa dei suoi interlocutori, mentre dovrebbe utilizzarlo, come logica vorrebbe, nella migliore delle ipotesi, per sostenersi nel difficile cammino della vita intellettuale e , nella peggiore, per darselo in testa per punirsi per la propria pocaggine.

8- Discutere con un imbecille è inutile. Gli aforismi a riguardo si sprecano.

9- L'imbecille e lo stupido possono confondersi, ma secondo la definizione di C.M. Cipolla lo stupido reca, nel contempo, un danno a sé e agli altri. L'imbecille, a mio modestissimo avviso, è più simile al bandito. Egli crea sì un danno agli altri, ma riesce ad ottenere un vantaggio personale: quello di rafforzare l' idea di essere intelligente, insufflando linfa velenosa nella pianta sana del ragionamento altrui.
L'imbecille è un avvelenatore di pozzi ed è fiero di sé come le Arpie dopo aver insozzato con le loro feci le mense imbandite dove si serve il pan degli angeli .

10- L'autore del seguente decalogo è un imbecille, in primo luogo perché non sa di essere un imbecille come afferma la prima legge del decalogo, in secondo luogo perché ingenuamente pensa che un imbecille, leggendo il decalogo, riconosca se stesso.
In realtà, questi confermerà una sua certezza: gli imbecilli sono gli altri e riderà di loro, di gusto.
Va anche detto che, forse, anche alcune persone intelligenti apprezzeranno il decalogo, perché, consapevoli che lampi di imbecillità appaiono anche nel cielo sereno di chi usa correttamente la propria testa, rideranno un poco di se stesse.

La Boldrini, il Webetismo e il Fascioleghismo.

Come sapete, Laura Boldrini non piace a molti. E' stata oggetto di critica per il suo impegno per i Rifugiati , non è un mostro di simpatia ( durante un suo intervento alla TV, tempo fa mi è sembrato che un collaboratore le avesse consigliato a bassa voce di sorridere...evidentemente non le viene naturale!) ed è un bersaglio esplicito del fascioleghismo nostrano (il cui punto più basso è stata la tristissima sceneggiata della bambola gonfiabile di Salvini).
Su Facebook la Presidente della camera dei Deputati è inondata da messaggi non solo sessisti, ma da insulti a ruota libera e da minacce esplicite.
Intendiamoci: la Boldrini può essere criticata da chiunque e a nessuno si può negare la possibilità di non condividere le sue posizioni politiche e/o istituzionali.
Qui, però, si parla d'altro. I Webeti scrivono con nome e cognome, si macchiano di una serie di reati non da poco ( calunnia, oltraggio , apologia di reato et similia) che non hanno nulla a che fare con la libertà di opinione ( credo che in cuor loro pensino che sia una libertà illimitata e “absoluta”).
Il responsabile morale di questa deriva , sia chiaro, è un europarlamentare ( gonfiandosi il petto e protendendo la mascella, credo persino che se ne vanti), ma la responsabilità penale è individuale.
Bene ha fatto la Boldrini a pubblicare un sunto delle offese al suo indirizzo e, se volete farvi un'idea della tipologia delle persone che si dedicano a questi esercizi di rutto libero, non avete che da recarvi nei loro profili Facebook.
Molti sono stati cancellati, altri sono ancora attivi, purgati dai post incriminati.
Male farebbe la Boldrini a non denunciarli e a chiedere risarcimenti milionari.
Temo che non lo farà, pur godendo della condizione di privilegio di non doversi preoccupare più di tanto delle spese legali.
La via legale, quella che punisce i signoli abusi, è, a mio modesto avviso, l'unico modo corretto per far rispettare le regole di convivenza su Internet (anche se ho la sgradevolissima sensazione che prima o poi si sceglierà una via normativa che restringerà la libertà di espressione su Internet, così come sta avvenendo nelle grandi autocrazie mondiali,v. Putin e Erdogan su tutti).
Le leggi ci sono, basterebbe solo applicarle ( anche se non “sufficit”, viste le caratteristiche dell'Italiano medio; ci vorrebbe più scuola e più cultura, ma, in merito, abbiamo calato le braghe da un bel trentennio).
Insomma, tanto per metterla sul piano generale e magari buttarla in caciara in vista del Referendum: è inutile ritoccare Costituzioni e Leggi, quando quest'ultime non vengono applicate o per l'estensione del fenomeno o per le difficoltà di controllo.
Le riforme di legge o costituzionali che nascono dalla mancata applicazione di leggi e della Costituzione vigenti costituiranno solo il classico tappetino che tenta di nascondere pietosamente la polvere: quella di uno Stato deboluccio e del peggiore dei popolacci che purtroppo non riesce, anche a fronte di una legislazione punitiva , a modificare e a vergognarsi dei propri pessimi costumi ( cito solo Leopardi...non sparate sul pianista! Rileggetevi in calce gli stralci de “Il discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani”, e mi capirete meglio).
arz62


Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni” […] “Primieramente dell’opinione pubblica gl’italiani in generale, e parlando massimamente a proporzione degli altri popoli, non ne fanno alcun conto. Corrono e si ripetono tutto giorno cento proverbi in Italia che affermano che non s’ha da por mente a quello che il mondo dice o dirà di te, che s’ha da procedere a modo suo non curandosi del giudizio degli altri, e cose tali”. […] “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui ...”

domenica 13 novembre 2016

Renzi ovvero della persuasione debole. Fletto i muscoli...e sono nel vuoto!

Come al solito, parto dalla fonte della mia irritazione: c'è una foto in cui Renzi, mentre parla da Palazzo Chigi, ha alle sue spalle una sfilza di bandiere italiane. La bandiera europea, che lo aveva accompagnato nei suoi discorsi precedenti dalla sede del Governo, è scomparsa.
Il diavolo si nasconde nei dettagli, lo sappiamo, basta saperlo scovare.
Abbiamo assistito negli ultimi tempi al tentativo del buon Matteo di smarcarsi ( direi fuori tempo massimo) dall'Europa dell'austerità e Renzi, che deve molto all'Europa, prova ora a risalire la china, sentendo puzza di bruciato sugli esiti del Referendum.
Nulla di male: oggi prevale il pensiero binario con la casta/establishment o contro la casta ( da leggersi con attenzione l'intervento di Gilioli a riguardo:Schema binario).
Matteo, che ha un buon olfatto per l'aria che tira, flette i muscoli e intima all'Europa:”Fuori dal patto di stabilità! Terremoto e emergenza dell'edilizia scolastica si affrontano senza il vostro bollino blu!”. 
( "Abbasso la Chiquita! Viva la Libera Repubblica delle Banane!" ;-))
Bene. Benissimo. E' sua facoltà farlo.
Qualche spin doctor e qualche esperto della comunicazione ben prezzolato ( forse troppo ben prezzolato rispetto alle ideuzze offerte) devono avergli fatto capire che alle parole minacciose devono seguire i fatti.
E i fatti, in effetti, scusate il bisticcio, gli unici evidenti, ci sono: sono scomparse le bandiere europee a Palazzo Chigi.
Ecco, credere che l'elettorato sia così ingenuo da non cogliere questi espedienti da quattro soldi, questa forma ingenua di persuasione subliminale, è, a mio modesto avviso, un errore fatale.
Insomma, quando un espediente persuasivo è nuovo, tutti ci cascano ( tranne i pochi che lo conoscono o che l'hanno ideato), ma quando l'espediente è abusato o troppo evidente, non solo perdi di credibilità e nessuno ti fila, ma crei disastrosi effetti controproducenti a catena.
Negli anni Settanta , se non sbaglio, qualche adepto degli Hare Krishna utilizzava un trucchetto ingenuo, ma efficacissimo: ti metteva in mano un oggettino accompagnando il gesto con un affabile sorriso a trentadue denti: “E' un regalo!”.
Tu, imbambolato, te ne restavi lì un po' perplesso ( quando mai qualcuno ti regala qualcosa?) e poi l'abile intortatore ti estorceva senza troppa fatica un po' di denaro. Come avresti potuto deludere una persona che ti regala qualcosa?
Ora a più di quarant'anni di distanza, per strada, capita di assistere a scenette piuttosto divertenti: sedicenti rappresentanti di ogni categoria svantaggiata (e,spesso, sono truffatori della peggior specie, perché minano nel profondo ogni rapporto di solidarietà...) cercano di piazzare nelle mani dei passanti un qualche amenicolo, ma , essendo la tecnica nota ai più, molti di loro si contorcono qual serpenti nelle Malebolge pur di evitare il contatto. Solo i più inesperti (i più giovani) cascano di nuovo nella trappola arrugginita.
Gli ottanta o i cinquecento euro piazzati nelle mani degli italiani sicuramente non cadranno per terra, ma qualche spin doctor o qualche esperto nella comunicazione dovrebbe avvertire Matteo che il giochino è logoro. Togliere la bandiera europea per raffigurarsi come difensore dell'italianità dura e pura gli porterà molti più guai di quanto pensi. 
Perché il popolo, e il nostro in particolare, ama farsi sedurre, è vero, ma quando capisce di essere stato ingannato, abitualmente reagisce in malo modo. 
E non ci sarà nessuna Celere a poter difendere Matteo, anche perché, diciamocela tutti, alla Celere il Renzino, nonostante il pietoso tentativo di rappresentarsi come il Mascelluto del Ventennio contro le demoplutocrazie europee, sta particolarmente sugli zebedei. 
E flettere i muscoli, come Ratman ci insegna, in ispecie quando il muscolo è flaccidino, è il primo passo per cadere nel vuoto.
arz62


lunedì 7 novembre 2016

Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano ( qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir ( solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio ( ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio ( ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-)

arz62

domenica 23 ottobre 2016

La Buona scuola: voce del verbo "Demansionare"

La parola “demansionamento” fa un po' paura. Significa che tu, lavoratore, prima hai un ruolo e poi, improvvisamente, ti ritrovi a ricoprirne un altro, dequalificato rispetto ai tuoi titoli e rispetto alla tua mansione precedente.
Sono convinto che il demansionamento che si basa su quel prefisso “de” ( per chi non sa il latino significa che il movimento è dall'alto verso il basso) sia un imbroglio bello e buono quando si traveste con nomi che hanno invece connotazione positiva. Il più noto è “flessibilità”.
Da vent'anni ( da trenta, forse?) alla parola “flessibilità” si sono inchinati tutti ;-) ( il termine implica i termini “dinamismo” , “adattamento”, che , da Darwin in poi, fanno sempre pensare bene: chi si adatta, come ben si sa, sopravvive. Il corollario che gli altri, i debolucci, possano soccombere, invece, viene ben nascosto).
Nel mio piccolo, lavoro nel campo dell'educazione, vedo che persone che si occupavano un tempo all'educazione si occupano sempre più frequentemente di aspetti burocratici.
Si vuole formare un “middle management” che si occupi degli aspetti organizzativi e dei finanziamenti  
(prevalentemente europei, perché il Ministero dell'Istruzione è sempre più avaro) per far funzionare la baracca “scuola”.
Ecco, costoro, quelli che verranno premiati ( per pochi, pochissimi, spiccioli, sia chiaro) per il loro impegno extrascolastico, sottratto, more solito, a quello scolastico, quelli che si occuperanno di interpretare i vari PON che stanno cadendo qual pioggia battente sulla scuola, gli uomini di buona volontà che provvederanno per via telematica al corretto funzionamento della nuova/buona scuola, i sempreconnessi che saranno reattivi agli input continui che provengono dal Ministero, non hanno colto il nocciolo della questione: prima insegnavano, e avevano un ruolo "prestigioso" , e forse per questo sono stati scelti come persone fidedegne per il nuovo che avanza, ora sono di fatto demansionati al ruolo di applicati di segreteria ( di cui, sia chiaro, ho il massimo rispetto, ma che si occupano di un lavoro che non ha nulla a che fare con l'insegnamento), di operatori e esecutori acritici di ciò che viene proposto gerarchicamente dall'alto.
Guadagneranno pochi denari in più, è vero, ma il loro petto non potrà gonfiarsi più di tanto, temo, pur riconoscendo in loro le competenze, l'entusiasmo e il desiderio di migliorare il mondo in cui lavorano e operano. Quando i migliori raggiungono il loro livello di incompetenza , secondo la nota legge di Murphy, il sistema comincia a scricchiolare, ma evidentemente la cosa non interessa a nessuno. O meglio: la cosa interessa tantissimo, ma è meglio non parlarne troppo in giro.
arz62


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